Date: 10th August 2020 at 9:33pm
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Se si dice che in 180’ può succedere di tutto, figuriamoci in 90’ o poco più. Con l’inedita Final Eight di Champions League prevista quest’anno, la competizione internazionale per club più imprevedibile per tradizione è destinata a diventarlo ancora di più. Mai come questa volta, le squadre che si sfidano a Lisbona si presentano con storie totalmente diverse tra loro, inevitabilmente condizionate dalle differenti gestioni post-lockdown a livello europeo, componendo così uno scenario nel quale è difficilissimo fare pronostici.

L’edizione a formato ridotto del massimo torneo continentale offre però un’opportunità unica ai protagonisti ancora in gioco. Per la prima volta, fin dai quarti di finale (o ottavi, nei casi delle gare già giocate), i club sono liberi di focalizzarsi unicamente sulla Champions League, ora che tutti i campionati ricominciati dopo la pausa si sono finalmente conclusi. Gambe più fresche, quindi, e maggiori energie mentali, due aspetti che però pesano tanto quanto gli ultimi mesi, che hanno mischiato le carte in tavola e reso ancora più appassionanti e incerti gli incroci a cui stiamo per assistere, così come le scommesse calcio.

Prendiamo ad esempio l’Atalanta, indubbiamente una delle squadre più in forma d’Europa dalla ripresa in poi. Al netto delle qualità già mostrate, prima della pausa dovuta al coronavirus la sfida tra i bergamaschi e il Paris Saint-Germain somigliava molto a una riedizione moderna dell’incontro tra Davide e Golia. Oggi, tutto è cambiato: Duvan Zapata e il Papu Gomez appaiono minacciosi almeno quanto Mauro Icardi e Kylian Mbappé, che le proverà tutte per recuperare dall’infortunio ed esserci. La partita unica sui 90’, poi, sarà un’ulteriore vantaggio per la squadra di Gasperini, come ha sottolineato anche Christian Panucci, uno che di Champions League se ne intende, avendone vinte ben due in carriera. Se in una sfida andata e ritorno l’esperienza europea può avere un grande peso, la gara secca può favorire chi, almeno sulla carta, si affaccia a questi palcoscenici per le prime volte.

D’altronde, un altro degli effetti della lunga pausa primaverile e di una Champions concentrata in poche settimane è proprio questo: la fame, il coraggio possono contare molto di più della storia e del blasone. Lo ha dimostrato il Lione, che anche con una sola partita ufficiale nelle gambe negli ultimi cinque mesi è riuscito a fare il pieno di energie mentali, quelle necessarie a costruire un fortino in grado di resistere allo Stadium dopo il vantaggio iniziale e la vittoria di misura dell’andata. Anche qui, però, la lunga pausa ha in qualche modo influito: i francesi hanno incontrato una Juventus anomala, divisa tra la fame di Cristiano Ronaldo per un altro trionfo e la sfiducia dell’ambiente intorno a Maurizio Sarri, che sembrava essere stato già “giustiziato” anche dopo il titolo di campione d’Italia, e che infatti è stato il primissimo a pagare dopo l’eliminazione.

Si può dire invece che Bayern, Manchester City e Barcellona abbiano rispettato i pronostici. Tuttavia, se è vero che tedeschi e inglesi sembrano essere restati sulla stessa cresta dell’onda cavalcata già da prima del lockdown, contro il Napoli i catalani hanno dato vita a una gara spettacolare che però, senza alcuni episodi discussi e la classe di Leo Messi, avrebbe potuto aprire le porte a ogni esito. A questo punto, proprio i “Citizens” e i bavaresi paiono i candidati più credibili per questa inedita Final-Eight, ma le sorprese danno l’aria di essere lì dietro l’angolo.

Chissà che il Lione non possa confermarsi un’ammazza giganti, o che il Lipsia non metta definitivamente le ali al progetto Red Bull entrando anche solo tra le prime quattro d’Europa. E come ignorare l’Atletico Madrid, visto che Simeone saprà bene di trovarsi potenzialmente a tre partite da quel successo negato crudelmente, per due volte, dai rivali cittadini, che però stavolta non ci saranno. L’Atalanta aprirà le danze con la partita forse più curiosa di questa fase finale, e poi tutte a seguire: tante incognite che potremo goderci nella Champions League più imprevedibile di sempre, nella quale, citando di nuovo Panucci, “la prima certezza… è che non ci sono certezze”.